Incontrare la Bellezza

Quando mi trovo a una festa con amici o vengo assorto da una canzone entrando in un negozio, o quando in un giorno molto impegnato a un certo punto alzo lo sguardo e guardo il cielo,qualcosa sta accadendo. Il mio cuore batte più veloce, preso da una sensazione di appartenenza e bellezza, mi guardo intorno perché questa scintilla di grandezza sembra che mi stia chiamando, richiamandomi con gloria, attrazione e presenza, spalancando una finestra sul trascendente. È un momento misterioso e rigenerante, ma un secondo dopo la finestra è chiusa e con disperazione mi ritrovo alla festa, alla strofa della canzone, o all’immensità del cielo cercando la cosa che,in modo così profondo, è risuonata dentro di me,ma non è là. È stato un’eco, un lampo fugace  nel tempo che mi ha lasciato assetato di ciò che ha animato un semplice tessuto con una consistenza trascendentale.

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Questa ricerca spasmodica per la bellezza,e per ciò che comunica, anima molti dei nostri pensieri,desideri e soprattutto la nostra arte. Si possono trovare descrizioni elaborate del desiderio umano, nelle canzoni e nei quadri, ma sembra che tutti siano stati dipinti dopo l’indescrivibile. Per esempio la biografia di Vladimir Nabokov, Speak Memory, racconta un interesse particolare per le farfalle. Narra di come ,quando era un ragazzo, correva dietro a questi insetti coloratissimi, di quando trovò una polverosa enciclopedia di farfalle e anche dell’emozione di scoprire nuove specie  nascoste. Ma quando cerca di capire che cosa lo ha spinto  verso questa passione, anche l’eloquenza scrittoria di Nabokov fallisce nel definire con esattezza la realtà dietro la sua passione per le farfalle.

“E il più grande momento di eternità,in un luogo scelto casualmente, è quando  mi ritrovo tra farfalle rare e le loro piante. Questa è l’estasi, e dietro l’estasi c’è qualcos’altro, che è difficile da spiegare. È come un senso di vuoto che si riempie con tutto ciò che amo. Un senso di unicità con il sole e le pietre. Un sentimento di gratitudine verso ciò che rappresenta, verso il  —–genio del destino umano o verso i teneri spiriti che ridono di un mortale fortunato.”

Ciò che mi colpisce nell’immagine di Nabokov è che se qualcuno tenta di descrivere le esperienze con la bellezza,anche utilizzando il più articolato dei vocabolari è costretto ad impiegare termini religiosi. Lui parla di eternità, senso di unicità, destino, teneri spiriti che ridono di un mortale fortunato. E sono così anche le parole che usiamo quando siamo affascinati dalla bellezza: meraviglia,trascendenza,gloria,splendore. Percepiamo un disegno preciso oltre ciò che vediamo, un lampo di una presenza che ci attira e ci chiama.

Questo è il motivo per cui l’esperienza di meraviglia e grandezza è un punto cruciale per il mistero dell’esistenza. Ci dà una motivazione profonda di domandarci che cosa si nasconde dietro la realtà. E ancora di più ci dà la ragione per desiderare di incontrare ciò che si nasconde dietro a tutto. Ogni esperienza con la bellezza è una chiamata: ci invita a desiderare e sperimentare di nuovo la sensazione di presenza che emana.

E se il vocabolario a connotazione religiosa è giusto, e noi usiamo una P maiuscola per nominare la Presenza che ci circonda, e se proprio adesso siamo fortemente attratti da visi graziosi   e da orizzonti, si può solo immaginare la meraviglia che si prova quando questo mondo svanisce definitivamente e ci ritroviamo di fronte alla gloria maestosa di Dio, dove c’è solo un silenzio assoluto e grandioso stupore e assaporiamo ogni attimo di quiete, prima che la grande sinfonia riprenda e porti con sé una nuova creazione di colori e concretezza, con farfalle ancora più splendide appoggiate sulle nostre dita e la gratitudine per il fatto che la separazione è stata finalmente colmata. Non ci sono più le eco, poiché ora ci abbeveriamo dalla fonte, adesso possiamo entrare e immergerci nella bellezza, adesso Dio è proprio davanti ai nostri occhi.

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