Dovresti sposarti giovane?

Il mese scorso, un articolo apparso sulla rivista Slate ha scatenato un dibattito accesissimo. Il soggetto? Le persone dovrebbero sposarsi giovani. L’autrice, Julia Shaw, si è sposata a 23 anni e sostiene che coloro che rimandano le nozze dovrebbero ascoltare il suo consiglio. “Il matrimonio non necessita di un grande conto in banca, un curriculum brillante o una troupe televisiva,” scrive l’autrice, “ma di maturità, dedizione e il desiderio di crescere insieme”. E’ una tesi interessante e contro culturale, alla quale sono seguite contestazioni ufficiali e discussioni in tutto il mondo.

wedding couple bride beach

Tra coloro che vi hanno preso parte cercando di portare un po’ di chiarezza c’è Dylan Matthews, dalle righe di Wonkblog, il blog del Washington Post. La conclusione del suo articolo si può leggere direttamente dal titolo: “Chi si sposa giovane è più felice, ma quelli che si sposano più tardi guadagnano di più”. A quanto pare chi si sposa più tardi è avvantaggiato con la carriera, guadagna di più e ci sono anche meno possibilità che divorzi. Eppure, secondo Matthews,

probabilmente, la cosa probabilmente è che, a parità di condizioni, essere sposato ti rende più felice di quanto tu non saresti altrimenti, presumibilmente perché ciò implica spendere una gran parte del tempo con la persona che ami e con la quale stai bene.

E’ un punto di vista curioso: il matrimonio massimizza la felicità. Ma anche no, se per uno la felicità è massimizzata da uno stipendio più alto, una promozione, un maggior senso di sicurezza. Però, alla fine, la risposta alla domanda è sempre la stessa, vero? Che il proprio carattere induca a preferire la prima o la seconda opzione, basta scegliere ciò porterà il maggior benessere.

Il problema è che se è la ricerca di una felicità individuale a guidarci verso l’altare o verso il nuovo posto di lavoro, allora credo che né il matrimonio né il lavoro possano renderci molto felici. Chiunque può ritrovarsi infelice quando scopre che né la relazione più promettente né il lavoro più affascinante sono in realtà in grado di soddisfare a pieno il gran carico di aspettative dell’essere umano. Sia il matrimonio che il lavoro, così come il resto della vita, includono periodi di monotonia, lavori umili, frustrazioni e sacrifici.

Ho il sospetto che invece le cose funzionino esattamente al contrario: saremo felici quando il matrimonio e il lavoro ci portano ad uscire dal guscio, quando indirizziamo il cuore verso la cura di un’altra persona motivati da un vero amore verso di lei o quando facciamo qualcosa in cui crediamo veramente. Saremo felici quando l’amore e la vocazione sono più importanti della nostra stessa felicità, quando viviamo non per noi stessi ma per qualcuno che amiamo e per una causa degna della nostra stessa vita. Anche un sacrificio allora sarà fonte di gioia – prendersi cura di un coniuge ammalato, svegliarsi di notte per i bambini, un pomeriggio passato a leggere noiosissime email – perché tutto fa parte di qualcosa di più grande che un piacere immediato, perché tutto ha un significato che va al di là della nostra stessa esistenza.

La gioia più profonda consiste non in quanto riceviamo, ma in quanto diamo. Come scrivo ne “Il paradosso della felicità”,

Questo è ciò a cui tutte le nostre ambizioni e i nostri sforzi mirano – ciò che veramente cerchiamo di ottenere mettendoci al centro di tutto. Ammassiamo reputazione, fascino e duro lavoro nella speranza, un giorno, di essere elogiati ed applauditi, di essere considerati un dono, degni di essere i benvenuti. Siamo così preoccupati di noi stessi perché è proprio il nostro ego quel dono che abbiamo da offrire al mondo – l’unica possibilità che abbiamo di entrare a far parte del gran ballo del dono di sé, della riconoscenza e dell’amore… l’intera nostra vita punta ad essere un grande ed appassionato dono.

Sia il matrimonio che il lavoro sono ottime, valide chiamate. Se pronunciamo “sì” o “ci sto” per qualcosa in più che l’interesse personale, per dare noi stessi ad un’altra persona o per offrire il nostro talento per uno scopo degno, allora diventa tutto più interessante. La felicità personale non sarà il nostro scopo primario, ma è così che la felicità funziona, col suo bel paradosso: ci ritroviamo ad essere felici quando la non è la felicità ad essere ciò per cui viviamo.

René Breuel

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2 risposte a “Dovresti sposarti giovane?

  1. Ciao Renè. Grazie per l’articolo.
    Io penso che aspettare un po’ per sposarsi sia saggio. A ventitrè anni si devono ancora capire tante cose e molto spesso le cose terrene (tipo i soldi) minano i rapporti.
    Io l’ho visto con i miei genitori, si sono sposati che avevano 23 e 21 anni a testa, da che ne ho memoria li ho sempre visti litigare e le cose non sono mai migliorate (anzi), anche a causa dei soldi.
    Penso che sia anche perché sono due persone diametralmente opposte, e magari, alla loro giovane età, non ne erano consapevoli. Dico che sia importante pensarci un po’ perché le scelte matrimoniali, anche se i genitori si impegnano moltissimo, hanno delle conseguenze sulla crescita e sulla psiche dei figli. Io non vorrei, ad esempio, avere un matrimonio infelice e per questo pesare sulla crescita dei miei figli. L’ho vissuto sulla mia pelle e penso che sia una scelta da ponderare attentamente…
    Un abbraccio a te, Sarah, ed i bambini
    Pia

    • Che piacere leggerti Pia! Grazie della preziosa riflessione! Sono d’accordo, è una delle scelte più importanti della vita. Dobbiamo conoscerci bene, conoscere bene la persona che vorremmo sposare, e rifletterci a lungo.
      In un messaggio recente ho provato ad arrivare a “criteri” per aiutare questa scelta. Mi farà piacere sentire che ne pensi! Lo trovi al https://www.youtube.com/watch?v=w1IX6cj0A9U.
      Un grande abbraccio!

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