Scrittura di Grazia

Toni Morrison, vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 1993, durante una conferenza all’università di Harvard affrontò il tema del bene e del male nelle recente letteratura. Parlò del suo interesse per il bene come scrittrice, per far sì che anche il bene potesse avere “la sua propria voce” e per delineare delle trame e dei personaggi che non solo impersonassero gli aspetti più spregevoli ma anche quelli più nobili dell’essere umano. Nonostante questo, lei ritiene che un’approfondita esplorazione del bene deve considerare anche un’approfondita analisi del male e della sua forza. Toni Morrison ha confessato di non essere mai stata “impressionata dal male”, ed è “confusa nel vedere come sia attraente per gli altri, sorprendendosi della continua attenzione che viene data a ogni suo sussurro e a ogni suo grido.”

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Toni Morrison ha spiegato che, al contrario, il suo sforzo letterario è concentrato nel rispettare il bene per quello che è, per permettere che esso possa occupare la mente dello scrittore e l’immaginazione del lettore nello stesso modo in cui molti racconti dark fanno.

Per me è stato importante che nessuna di queste espressioni del bene fossero affrontate con finzione o ironia, che spesso sono mute. Molti dei più importanti esponenti della fine del IX e inizio del XX secolo, come Norman Mailer, Saul Bellow, Philip Roth, sono esperti nell’esporre le fragilità, la stoltezza e l’inutilita del bene….

Per me lo scopo della produzione letteraria della Morrison ha un effetto ristoratore. Siamo continuamente bombardati da storie intrise di tradimenti, omicidi, vendette, violenze e sesso sfrenato, terrorismo, abusi e molto altro. In fin dei conti è più facile scrivere racconti dark, un po’ per la struttura della trama che vuole ostacoli, dilemmi e personaggi cattivi, e un po’ perché il male è molto più grafico e visibile. Al contrario è necessario un attore esperto per poter rappresentare una scena di perdono; per sparare con una pistola basta un principiante. Allo stesso modo, qualsiasi neofita può scrivere una storia che inizia con un tradimento, che porterà alla sete di vendetta e culminerà in un omicidio, lasciando il protagonista nella disperazione più totale che lo porterà al suicidio. Per offrire una visione completa della grazia, come Victor Hugo fa ne I Miserabili è necessaria  una penna attenta, serena, generosa, creativa e qualificata.

Lo scrittore Frederick Buechner aggiunge un’altra motivazione:

penso che sia più facile scrivere sul peccato che sulla grazia, sia perché è un territorio familiare, sia perché proprio a causa della natura della grazia, la quale, una volta ricevuta, non ci fa volgere i nostri occhi su noi stessi, cosa che accade a molti scrittori, ma ci invita a guardare all’esterno, dove c’è un intero mondo di bisogni da soddisfare, che sono più grandi del semplice bisogno di scrivere un libro.

Per scrivere sulla grazia è necessario che lo scrittore conosca ciò di cui vuole scrivere. Se noi temiamo che la nostra produzione letteraria risulti dozzinale se esploriamo le gesta del bene, credo che sia così perché queste gesta spesso sono assenti dalla nostra esperienza del mondo e dai nostri cuori.  Quindi scrivere su qualcosa che non conosciamo dall’interno, qualcosa che produce in una storia dilemmi profondi, tentazioni e complicazioni che non abbiamo sperimentato in prima persona, inevitabilmente produrremmo stereotipi, banalità e personaggi piatti, con l’insipida ottica delle buone azioni. E le pagine sembreranno finte.

In poche parole rappresentare il bene è una sfida che fa crescere. Soprattutto è il lavoro di una grande anima: di qualcuno che gioisce con il bene, ci si immerge dentro, lo celebra negli altri e sa bene quanto sia difficile perseverare in esso. Questo non vuol dire trovarsi di fronte a bei paesaggi fioriti e a una sciocca ingenuità; Dostoevsky è il maestro delle motivazioni della grazia, anche se le sue trame sono dark fino anche alla disperazione. Questo produce un interesse duraturo nel visualizzare il bene perché si è interessati a praticarlo in prima persona.

Concludo con un esempio, un paragrafo di Nabokov che lessi molto tempo fa, ma che mi ha impressionato come pochi altri.

Mi sono reso conto della tenerezza del mondo, la profonda benevolenza di tutto ciò che mi circondava, il legame beato tra me e tutta la creazione, e mi sono reso conto che quella gioia…la respiravo intorno a me in tutto il mondo, nei suoni della strada, nell’orlo di una gonna sollevata in maniera comica, anche nel tenero e metallico frusciare del vento, tra le nuvole gonfie di pioggia autunnale. Mi sono reso conto che il mondo non rappresenta una lotta contro tutti, o una sequenza di eventi casuali, ma è la beatitudine scintillante, la trepidazione benefica, un regalo donato e non apprezzato.

René Breuel

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Una risposta a “Scrittura di Grazia

  1. Hi, René it’s possible to translate this report in Portuguese? and to ask in your face, it’s OK.

    Graccie mile 🌷🌷

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