L’evoluzione spiega tutto

L’evoluzione può spiegare me e te? I nostri pensieri, desideri e credenze? Può spiegare perché apprezziamo la poesia e disdegniamo l’ingiustizia? Negli ultimi decenni molti scienziati hanno affermato questo, e attraverso deduzioni e teorie onnicomprensive hanno creato una filosofia che spiega tutto in base ai processi biologici dell’evoluzione della specie. “L’evoluzione può spiegare tutto,” diceva un insegnante di scuola in un episodio di South Park; il biologo Richard Dawkins ha affermato quasi la stessa cosa.

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Sospetto che molte persone abbiano ancora una piccola sensazione che l’evoluzione non sia abbastanza grande da spiegare ogni aspetto della vita. Tutto quello che posso dire come biologo è che questa sensazione svanisce progressivamente quando leggi e studi le scoperte che sono state fatte sulla vita e sull’evoluzione… le nostre spiegazioni scientifiche e darwiniane ci conducono passo dopo passo verso una più chiara comprensione di tutta la spettacolare bellezza e complessità della vita.[1]

Curiosamente, nonostante ciò, un gran numero di pensatori non sono in linea con questa teoria evoluzionista. Molti di loro, come Thomas Nagel, sono atei e tuttavia rifiutano il materialismo darwinista. Nel suo ultimo libro “Mente e Cosmo”, Nagel sostiene che “Il fatto che tutto sia governato da un progetto scientifico è una supposizione piuttosto che una teoria scientifica dimostrata.”[2] Il materialismo è una dottrina del positivismo illuminista, in altre parole, una lente attraverso la quale vedere il mondo, un’ipotesi non dimostrata. La quale non può essere provata o dimostrata, ma soltanto accettata come data. Pensatori teisti come il filosofo Alvin Platinga afferma, nella sua revisione del libro di Nagel per il The New Republic, che “nel rispetto dei dati scientifici dimostrati, la probabilità che la vita si sia prodotta solamente dal lavoro di leggi fisiche e chimiche è molto bassa”.[3] Ma per i sostenitori del materialismo darwinista, l’incredibile improbabilità dell’inizio della vita e l’intricato processo evolutivo non può considerare la possibilità di un Creatore.

Ma poi si possono presentare altre problematiche. Un altro pensatore ateo, il neuroscienziato Raymond Tallis, sottolinea gli effetti deumanizzanti del reduzionismo scientifico. In un libro dal titolo ardito, “Aping Mankind: Neuromania, Darwinitis and the Misrepresentation of Humanity” (Lo scimmiottamento dell’umanità: Neuromania, Darwinite e la fuorviante rappresentazione dell’umanità), l’autore sottolinea che non ci sono evidenze scientificamente provate per dimostrare uno sviluppo scientifico della coscienza umana.

Attualmente, in base alle nozioni date dalle scienze naturali – no, neanche nelle più remote branche della meccanica quantistica – non c’è niente che ci porti a pensare che la materia riesca ad assumere forme nelle quali possa avere coscienza, autocoscienza e consapevolezza, e che ci possa permettere di formulare leggi universali che includono la nostra stessa esistenza.[4]

Questa potrebbe sembrare un’affermazione insignificante- “ma noi possiamo chiaramente vedere che gli essere umani sono esseri autocoscienti”, qualcuno potrebbe obiettare. “Ci potrebbero essere state delle connessioni casuali tra la materia e la coscienza”. Potremmo infatti essere il frutto del caso, ma come Tallis e molti altri sottolineano, questo tipo di spiegazione non può essere accettata da una filosofia evoluzionista, perché potrebbe contraddire se stessa: se la mia mente e tutto il resto è spiegato attraverso l’evoluzione, e quindi se quello che penso e credo non sono veri pensieri e credenze ma sono la conseguenza del processo naturale di selezione che gli ha scelti perché sono i pensieri che ci spingono alla sopravvivenza, allora come faccio a sapere se il mio pensiero di fiducia nell’evoluzione è vero? Se tutto il lavoro della mente è relativizzato e in riferimento alla sopravvivenza, e sono lontani da qualsiasi Verità assoluta, allora perché la mia fede nell’evoluzione pretende di essere vera? Leon Wieseltier porta questa argomentazione alla sua naturale conclusione:

Ma se la ragione è un prodotto della selezione naturale, allora quanta fiducia possiamo avere nell’argomentazione della selezione naturale? Il potere della ragione è una conseguenza dell’indipendenza della ragione, è nient’altro….la biologia evoluzionistica non può invocare il potere della ragione anche se ciò la distrugge.[5]

La filosofia dell’evoluzione, nei suoi sforzi di spiegare la vita sulle basi dell’evoluzione, si allontana dalla vita. Strumentalizza la mente umana, come quando afferma che ogni pensiero è compreso nel suo potenziale per la sopravvivenza e la procreazione della specie, e relativizza le nostre coscienze, sminuisce il nostro valore, e sostiene che il processo è razionale e che deve per forza condurre in primo luogo verso una fiducia nell’evoluzionismo.

Già Charles Darwin prevedette gli affetti autodistruttivi di questo tipo di ragionamento: “il terribile dubbio che riguarda il valore e l’affidabilità delle convinzioni della mente umana sorgerà sempre”.[6] O, come conclude Alvin Platinga: “Paradossalmente, è inevitabile che un naturalista materialista dovrebbe essere scettico riguardo alla scienza, o almeno riguardo a quelle parti della scienza che escludono la vita quotidiana”.[7]

Questo significa che dobbiamo completamente rifiutare la teoria dell’evoluzione? Certamente no. Significa che dobbiamo capirla per quella che è: non una filosofia che spiega tutto, ma l’osservazione scientifica che le specie si sono evolute nel corso del tempo. Questo ci porta ad assumere un atteggiamento di umiltà intellettuale, e, ironicamente, verso un’umiltà che esalta la persona umana e la sua capacità di ragionare. Ci porta ad assumere un atteggiamento umile che aiuta la nostra ragione in modo chiaro e fiducioso, e che prende anche in considerazione le prove dell’esistenza di un Creatore che potrebbe essere dietro a tutto questo, invece di screditarlo senza una giusta indagine.

René Breuel

[1] http://www.positiveatheism.org/writ/dawkins0.htm

[2] Thomas Nagel, citato in Alvin Platinga, “Why Darwinist Materialism is Wrong,”The New Republic, November 15th, 2012. http://www.tnr.com/article/books-and-arts/magazine/110189/why-darwinist-materialism-wrong

[3] Ibid.

[4] Raymond Tallis, citato in Vinoth Ramachandra, Aping Humankind, http://vinothramachandra.wordpress.com/2012/08/10/aping-humanit/

[5] Leon Wieseltier, citato in Timothy Keller, The Reason for God (New York: Dutton, 2008), 138.

[6] Ibid.

[7] Alvin Platinga, “Why Darwinist Materialism is Wrong,” The New Republic, November 15th, 2012. http://www.tnr.com/article/books-and-arts/magazine/110189/why-darwinist-materialism-wrong

 

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