Congratulazioni, ora può baciarsi

Mai pensato di sposare te stesso o te stessa? Questo è ciò che una trentenne di Taipei ha fatto recentemente, durante una cerimonia con 30 invitati, due fedi, tre damigelle, tre testimoni, una ragazza che portava i fiori, un rinfresco e un viaggio di nozze da passare in compagnia di se stessa in Australia. In un articolo diffuso da Reuters, la sposa single Chen Wei-yih afferma “I miei trent’anni sono un momento molto speciale della mia vita. La mia vita lavorativa e le mie esperienze vanno a gonfie vele, ma non ho trovato un partner, e allora cos’altro posso fare?” [1]

taiwanese-bride-park

In un certo senso, posso compatire Wei-yih. Per tanti di noi oggi – e ancor di più per chi vive in una società tradizionale come quella di Taiwan – la lunga transizione dall’essere nubile al matrimonio è spesso vissuta con ansia. Le relazioni sentimentali sono diventate confuse e amorfe e i giovani si perdono spesso in un vasto spettro di possibilità, che va dall’uscire insieme “senza impegno” a qualcosa che assomiglia al frequentare qualcuno, a qualcos’altro che è “un po’ più che frequentare qualcuno” per chiedersi infine “ma allora stiamo insieme?” Il sociologo Christian Smith (Notre Dame) descrive la dubbia e indefinita forma di molte relazioni sentimentali odierne e scrive che, per i giovani che navigano in quest’oceano sociale poco chiaro “sembra problematico, ogni volta, dare una definizione dei diversi tipi di relazioni e cercare di capirne la loro natura” [2]. Si potrebbe comprendere parte di ciò che ha portato Wei-yih a non deprimersi per non essersi potuta ancora sposare a 30 anni e a celebrare, anche se in modo inusuale, il suo amore per se stessa.

Eppure, anche quando compatiamo dei casi come quello di Wei-yih, ci rendiamo conto di quanto il nostro individualismo sia arrivato all’estremo. Il mio punto qui non è se ci sposiamo o quando ci sposiamo. E’, piuttosto, il fatto di che forse il vero motivo che sta dietro la nostra effimera fabbrica di relazioni inconsistenti – troppo confuse e senza scopo, relazioni potenziali che non iniziano mai, matrimoni che finiscono troppo facilmente – sta nel fatto che facciamo fatica ad impegnarci. Siamo così concentrati sul nostro benessere personale, così vogliosi di ridurre al minimo i rischi, che spesso teniamo le persone a distanza – anche quelle che amiamo.

Stranamente, ci sentiamo perfino forti di questa nostra debolezza. Come sostiene il filosofo Arthur Schopenhauer “chi è un uomo completo, l’uomo per eccellenza, è un’unità indivisibile e, perciò, dipende solo da se stesso”. Per Schopenhauer, “l’uomo intelligente” dovrebbe essere capace di suonare un intero concerto da solo, senza l’aiuto di un’orchestra sinfonica, senza dipendere dagli altri [3]. Essere forti è essere indipendenti, mentre dipendere dagli altri è un segno di debolezza.

Grazie a Dio, Dio stesso è “più debole” di noi. Sarebbe potuto restare distante nel suo mondo perfetto, eppure Egli sceglie di impegnarsi nei nostri confronti – di noi che siamo fieri della nostra indipendenza e ansiosi di sposarci con noi stessi. Nel sacrificio di Gesù, Dio ha mostrato la forza della vulnerabilità e la potenza dell’esporsi agli altri e ha mostrato, come dice Paolo, che “la debolezza di Dio è più forte della forza umana” [4]. Egli ha scelto di rischiare tutto e di dare se stesso con sacrificio, così che noi potessimo avere un’idea di cosa significa “amore” e amare gli altri come noi stessi. Quando comprendiamo questo amore che ha il suo fulcro nell’altro, e ci meravigliamo di quanto siamo desiderati, allora possiamo sentirci abbastanza sicuri da impegnarci nei confronti degli altri, anche se la marcia verso l’altare arriva dopo i trent’anni o magari non arriva.

René Breuel

[1] http://www.reuters.com/article/2010/10/22/us-taiwan-wedding-odd-idUSTRE69L3H720101022.

[2] Christian Smith and Patricia Snell, Souls in Transition: The Religious & Spiritual Lives of Emerging Adults (New York and Oxford: Oxford University Press, 2009), 58.

[3] Arthur Schopenhauer, Consigli sulla Felicità, ed. Claudio Lamparelli (Milano: Mondadori, 2007), 58-59.

[4] 1 Corinzi 1:25

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...