Il Potere Rivela

Il primo febbraio 1933, due giorni dopo l’elezione di Hitler come primo ministro della Germania, a Berlino un giovane teologo tenne un discorso via radio sul tema della guida. Dietrich Bonhoeffer aveva solo 26 anni. Il discorso fu mandato in onda per alcune settimane, e non poteva esserci tempismo più perfetto. Bonhoeffer denunciò il concetto di guida del paese che il Führer stava impersonando, ma non avrebbe potuto concluderlo: il suo discorso fu censurato.

Immagine Adolf Hitler

Tutto l’orrore della guida di Hitler era ancora lontano, ma il discorso di Bonhoeffer fu profetico. Sembrava che stesse delineando le conseguenze di un tipo di guida dominante e autoreferenziale che il Führer stava attuando; sembrava volesse anche richiamare l’attenzione della gente verso una visione diversa. La comprensione della guida di Hitler, secondo lo storico sociale James MacGregor Burns, fu saturata nel suo soffocante senso di sé.

Mentre lui affermava di ricercare il potere per salvare la sua nazione e per la purificazione della razza ariana, si auto ingannava. Lui identificò completamente i suoi obiettivi con il suo dominio e fu intenzionato a distruggere il suo popolo per mantenere il suo potere. [1]

Così come Hitler si ritrovò abbattuto e ferito in un ospedale militare alla fine della Prima Guerra Mondiale, depresso e angosciato per come lui e la sua patria erano stati sconfitti, allo stesso modo i due destini sembravano fusi e confusi nella sua mente.

Il destino di sconfitta della Germania e il suo senso di sconfitta sembravano mescolarsi – così come la speranza della vittoria e il suo stesso potere si mischiarono dopo – e forse anche, come Walter Langer suggerisce, lui stava reagendo alla sconfitta della Germania come se fosse uno stupro nei suoi confronti, proprio come fosse successo alla sua propria madre (nel Mein Kampf lui si riferisce alla Germania usando il ‘lei’).

Al contrario il discorso di Bonhoeffer delineò la guida in maniera diversa: modesta, lucida e, in linea con il suo contesto teologico, che riconosce l’autorità più alta e soprattutto quella di Dio. “La vera guida deve essere sempre capace di disilludere… Deve allontanare i suoi seguaci dall’autorità della sua persona, per mostrargli la vera autorità degli ordini preposti”. In altre parole, secondo Bonhoeffer, la vera guida non si vuole focalizzare su un solo individuo, ma vuole portare le persone alla maturità e alla responsabilità, nello stesso modo in cui un genitore insegna al proprio figlio ad essere indipendente. “Lui deve guidare ogni singola persona alla sua propria maturità…si rifiuta perentoriamente di diventare il punto di riferimento, l’idolo, o la suprema autorità di coloro che guida.”

Questo fu solo l’inizio. Queste due visioni si sarebbero scontrate negli anni successivi – il darsi troppa importanza opposto alla modestia, la potenza opposta all’impotenza – e nel 1945 Bonhoeffer sarebbe stato impiccato per la sua opposizione al regime nazista. Ma se si osserva più nel profondo, la differenza cruciale tra loro non era in riferimento a quanto potere Hitler e Bonhoeffer avevano, ma era nel punto centrale della loro visione del mondo: la loro comprensione di Dio. Bonhoeffer aveva una chiara comprensione di Dio come una Persona trascendente e benevola. Nel suo discorso del 1933, prendendo in considerazione la guida affermò:

Solo quando un uomo realizza che l’autorità preposta è solo la penultima autorità davanti ad un’ultima, indescrivibile autorità, cioè quella di Dio, allora riesce a comprendere la realtà… Solo davanti a Dio un uomo diventa ciò che è, libero e impegnato allo stesso tempo. [2]

La comprensione di Dio di Hitler è difficile da definire, soprattutto perché lui camuffò i suoi punti di vista per manipolare la chiesa verso un consenso alle sue politiche. Ma certamente non era la stessa comprensione che Bonhoeffer aveva. Sembrò essere un amalgama di se stesso, la nazione tedesca e la razza ariana, fuse dal suo odio verso i traditori e gli ebrei, e le conseguenze furono ovvie: intossicato dal potere, non mediato da qualsiasi altra nozione di trascendenza e di bontà o responsabilità, Hitler sparse ovunque e incessantemente il suo io tossico

Abraham Lincoln diceva: “Quasi tutti gli uomini sanno fronteggiare le avversità, ma se tu volessi testare il carattere di un uomo, dagli potere”. [3] Questo è vero: il potere rivela chi siamo, e ancora di più rivela le fondamenta della nostra visione del mondo. Se il nostro dio è l’io, o la nostra felicità o il successo, il potere ci consumerà in un’auto esaltazione, e noi manipoleremo e feriremo le persone intorno a noi. Invece se il nostro dio è Dio, proprio come lo era per Bonhoeffer, una buona dose di potere potrebbe tentarci, ma avremo una lealtà più grande del nostro io, la bontà dietro il nostro ego, e porteremo le persone lontane da noi stessi e più vicine alla maturità. Anche se il potere politico non fosse dalla nostra parte, noi vivremo generosamente, e doneremmo noi stessi agli altri. Avremo lo stesso coraggio di Bonhoeffer di opporci anche solo quando prevediamo lo scompiglio che creerà qualcuno che è diventato dio di se stesso.

René Breuel

[1] James MacGregor Burns, Leadership (New York: Harper & Row, 1978), 108.

[2] Dietrich Bonhoeffer, citato in Eric Metaxas, Bonhoeffer: Pastor, Martyr, Prophet, Spy (Nashville: Thomas Nelson, 2010), 141.

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