Ma non posso trovare Dio senza la chiesa?

“Non posso venire in chiesa. E’ troppo accogliente, troppo persuasiva”. Questa è l’affermazione che ho sentito recentemente da un mio amico scettico. Marco è uno studente di matematica brillante e curioso, che qualche volta è venuto nella chiesa a Roma, di cui sono il pastore. Siamo diventati buoni amici. È un bravo ragazzo.

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Dopo qualche mese iniziò a venire sempre meno. Lui avrebbe continuato a seguire gli studi biblici per curiosi e ci saremmo visti per pranzo per parlare di questioni spirituali, ma mi disse che non voleva più venire le domeniche, nonostante gli piacesse venire.

Il perché? La Chiesa è troppo calorosa, troppo gentile, troppo persuasiva per lui. Gli piacciono le persone e il servizio, e questo è il problema. Durante un pranzo Marco mi ha spiegato che aveva paura di accettare il Cristianesimo a causa della comunità, perché gli amici e l’atmosfera erano troppo accoglienti. Lui preferisce cercare Dio, o qualsiasi altra cosa ci sia, da solo, mantenendo la sua obiettività. Lui non vuole che il calore della chiesa influenzi la sua ricerca di Dio; sarà un individuo in un sentiero autonomo.

Prima di allora non avevo mai sentito questa obiezione, la chiesa è troppo bella? Sono contento che questa sia la sua esperienza; il nostro impegno infatti è quello di essere una comunità dove chi cerca può indagare il Cristianesimo nel rispetto della propria personalità, e scoprire, mi auguro, quanto coinvolgente e trasformante sia. D’altrocanto non sapevo come rispondergli. Peggiorare il servizio? Chiedere alle persone di non accogliere i visitatori? Predicare insipidi sermoni?

Ho trovato il suo bisogno di autonomia e controllo, anche quando indaga qualcosa di personale, curioso. È sintomatico dello spirito della nostra età, esso riflette l’esaltazione dell’io, razionale e autonomo. Charles Taylor, nel suo libro “A Secular Age”, lo descrive in questo modo:

Ci siamo spostati da un’epoca in cui la vita religiosa era più ‘fisica’, dove la presenza del sacro prendeva vita nei riti, o si vedeva, si sentiva, si toccava, ci si camminava in mezzo (i pellegrinaggi); a un’epoca che è più ‘mentale’…il Cristianesimo ufficiale è passato attraverso quello che noi chiamiamo ‘scarnificazione’, un trasferimento fuori dalle cose rappresentate, dalle forme più ‘fisiche’ della vita religiosa, a quelle che sono più ‘nella testa’.

Nonostante avessi fatto fatica a rispondere a Marco non avrei mai potuto mettere in secondo piano l’importanza della chiesa. Gli dissi che gli avrei consigliato dei libri e l’avrei incontrato a tu per tu, ma se qualcuno vuole cercare e conoscere Dio, la sua chiesa è di fondamentale importanza.

Il primo motivo è molto pratico: per assorbire qualcosa in modo sostanziale tu hai bisogno di una comunità di persone che condividono il tuo stesso percorso, così che possano guidarti e incoraggiarti lungo il cammino. Sicuramente puoi imparare la matematica da solo, bastano i libri, ma se vuoi diventare un esperto di questa materia, e impararla veramente e non essere scoraggiato da un così massiccio insieme di conoscenze, hai bisogno di frequentare le lezioni all’università, sederti vicino ad altri studenti, essere messo alla prova e guidato dalle conoscenze di base fino a quelle più avanzate. La stessa cosa succede durante la vita: senza essere parte di una comunità, anche se solo per un periodo, in mezzo a tutte le distrazioni della vita, non sarai mai stimolato a concentrarti su un’indagine seria. Non sarai nemmeno sfidato, probabilmente finirai per avere una fede che è soltanto uno specchio delle tue preferenze.

L’altro motivo per cui Dio senza la chiesa non è fattibile, è ancora più fondamentale. Secondo il Cristianesimo, conoscere Dio è un’esperienza profondamente personale. È una cosa così intima che Dio ha provveduto a un’incarnazione di se stesso. Secondo i cristiani, Gesù è l’immagine incarnata di Dio e lui ha lasciato la comunità di questi seguaci, la chiesa, come il corpo di Cristo sulla terra, i quali quando sono mossi dal suo Spirito rendono Cristo, e quindi Dio, visibile in modo unico, concreto e comprensibile. Una comunità di persone può rendere concrete delle affermazioni che possono diventare troppo astratte, troppo facilmente modellabili in qualsiasi cosa che ti può piacere. Paradossalmente, questo ti dà la chiarezza e l’oggettività che desideri. Ti sfida sia con i suoi aspetti più negativi, sia con quelli più positivi.

Anche quando il problema è che è troppo bella.

René Breuel

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2 risposte a “Ma non posso trovare Dio senza la chiesa?

  1. Ciao René Breuel. Trovo i tuoi articoli stimolanti e intelligenti. Riguardo a questo che hai scritto, però, ho pensato che probabilmente questo ragazzo non vuole venire in chiesa perché non vuole credere in Dio solo perché coinvolto emozionalmente. Forse vuole crederci realmente. Vuole scoprire da solo se quello che dici o che la Bibbia dice è vero oppure no. In poche parole: deve ancora nascere di nuovo, incontrare Gesù realmente. E questo lo può fare proprio da solo senza sentirsi in qualche modo influenzato da altri intorno a lui.
    Se il terreno dove hai seminato è buono porterà frutto da sé. 😉

    • Grazie della preziosa riflessione Roberta! Infatti, è una questione personale e delicata. Da una parte sono d’accordo di che la persona deve infatti prendere lo spazio che le serve. Dall’altra parte, avanziamo spiritualmente e scopriamo Dio al meglio insieme. Riusciamo a progredire da soli ma poco.
      Speriamo infatti che il terreno porti frutto!
      Un abbraccio

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