Il Grande Inquisitore

In uno dei capitoli più elettrizzanti di tutta la letteratura mondiale, lo scrittore russo Feodor Dostoevskij immagina un arrivo inaspettato di Gesù Cristo a Siviglia, in Spagna, durante il culmine della Santa Inquisizione. Gesù entra nella città senza preavviso, in silenzio, ma la gente lo riconosce immediatamente. La gente si riunisce intorno a lui, stupita, e Gesù, con un sorriso di compassione, passeggia tra la folla, irradiando amore. Stende le mani sopra la testa e li benedice, e quelli che toccano i suoi vestiti ricevono il potere e la guarigione.

dark cell

Un uomo cieco dalla nascita urla: “Signore, guariscimi, affinché io possa vederti”, li cadono come delle squame dagli occhi, e l’uomo comincia a vedere. La folla piange di gioia e bacia il terreno su cui Gesù cammina, e i bambini depongono fiori sul suo cammino e cantano “Osanna”. Gesù si ferma di fronte alla cattedrale, dove sta passando una bara bianca, tra pianti e lamenti, in cui dentro c’è il corpo di una ragazza coperta di fiori. “Egli riporterà la bambina alla vita!», grida la folla, e quando la bara viene posta ai piedi di Gesù, la folla vede la ragazza alzarsi con un fiore in mano.

Improvvisamente la porta della cattedrale si apre. Il cardinale scende le scale, un uomo alto, nei suoi novant’anni, con gli occhi infossati e un viso rugoso, è il cardinale che dirige l’Inquisizione. Si ferma davanti alla folla, e osserva. Ha visto tutto – la bara, la bambina, la commozione. Alza la mano e ordina che Gesù venga arrestato.

Arriva la calda sera d’estate, e vediamo il cardinale aprire la porta di ferro della cella con una lanterna in mano e dire: “Perché dovevi venire ora, per ostacolarci nel nostro lavoro?” Il monologo che segue è commovente – parla solo il cardinale, Gesù tace – e il cardinale ricorda quando Gesù fu tentato da Satana nel deserto. Egli ha respinto le tre maggiori potenze a sua disposizione: il miracolo (trasformare le pietre in pane), il potere di fare spettacolo (gettandosi dal tempio ed essere salvato da un angelo) e il dominio su tutti i regni della terra. Rispettando la libertà umana, Gesù è diventato troppo facile da respingere, e ha perso il suo più grande vantaggio: il potere di imporre la fede. Fortunatamente la chiesa ha riconosciuto l’errore di Gesù, dice l’Inquisitore, e si basa sul miracolo, sulle prestazioni e sulla potenza. Per questo l’Inquisitore deve bruciare Gesù sul rogo, perché non disturbi il lavoro della Chiesa.

Si tratta di un capitolo emozionante, sufficiente a farci provare dei brividi lungo le nostre spine dorsali esistenziali. Fino a qui cosa ci vuole dire Dostoevskij? Per quelli di noi che non credono, ci chiede di separare ciò che abbiamo capito della “Chiesa”, da quello che abbiamo capito di “Gesù”. In realtà, nello scenario di Dostoevskij, la Chiesa, nella sua ricerca del potere, del prestigio e della ricchezza, può negare molto di ciò che Gesù ha affermato. Come il finale a sorpresa di Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, scegliere la coppa di oro e diamanti – apparentemente la tazza di un re – porta alla morte, mentre trascuriamo l’umiltà e l’umorismo divino nell’offerta di salvezza eterna proveniente da un giovane contadino giustiziato come un criminale. Così molti degli amici e della gente che conosco non danno un’udienza a Gesù, a causa dei peccati e delle cicatrici dei cristiani, e Dostoevskij ci invita a decostruire questa facile associazione e a vedere che c’è di più in Gesù, piuttosto che nei peggiori esempi della Chiesa.

Ho sentito da parte di Dostoevskij una profonda chiamata al pentimento e all’umiltà per quelli di noi che sono cristiani, tuttavia, soprattutto per quelli che hanno delle responsabilità. E ‘spaventoso pensare che i nostri sforzi per guadagnare più influenza e potere ci possano portare a giustiziare il Gesù che speriamo di annunciare. E’ scioccante immaginare Gesù morente sulla croce, con tutto il peso dei peccati del mondo su di lui, e nonostante questo noi continuiamo a strisciare sopra di lui – “guarda questo Gesù”, diciamo – come una piattaforma per la nostra ambizione e fama. Non dimentichiamo l’umiltà radicale e di impotenza del Gesù che seguiamo, e che cerchiamo di emulare. L’umiltà può essere la vera caratteristica che rende le persone di nuovo affamate di Cristo e può essere la chiave, che speriamo di avere, per influenzare gli altri.

René Breuel

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