La ricerca della grandezza

Abraham Lincoln è considerato uno dei più grandi presidenti che gli Stati Uniti hanno avuto finora. Gli scrittori politici hanno esaltato le virtù del film di Steven Spielberg su Lincoln che ritrae l’arte cruda e necessaria della politica, e di un politico che non rifugge da pratiche dubbie, al fine di raggiungere un degno obiettivo: l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti. Obama ha riferito di aver proiettato Lincoln alla Casa Bianca, e numerosi deputati e scrittori politici stanno tratto ispirazione dall’epopea di Spielberg.

lincoln movie

Di tutti gli articoli che ho letto sul film, mi ha colpito di più un’intervista del Washington Post a Doris Kearns Goodwin, autrice della biografia di Lincoln, che Spielberg ha utilizzato per la sua sceneggiatura, Teams of Rivals (Squadra di rivali). Verso la fine Goodwin dà una straordinaria descrizione delle motivazioni di Lincoln:

Voglio dire: ecco un uomo che tutta la sua vita ha sognato che la sua storia sarebbe stata raccontata dopo la sua morte, al fine di farlo sentire più consolato sul fatto che la morte non sia la fine di tutto. Perché ha perso così tante persone quando era giovane – sua madre, sua sorella e il suo primo amore – è diventato veramente ossessionato dal pensiero di ciò che ci accade dopo la morte. Gli venne l’idea che se fosse riuscito a realizzare qualcosa di degno poi sarebbe vissuto nella memoria degli altri.

Le motivazioni di Lincoln sono affascinanti. Suonano come classiche, o come pagane, a seconda del punto di vista: mi ha fatto ricordare tutte quelle parole eloquenti degli antichi Greci e Romani, che lodavano l’onore, la grandezza, la fama, l’immortalità. “Si tratta di una strada dissestata che porta alle vette della grandezza”, ha detto Seneca. Oppure prendere questa scena del film Troy, dove la madre di Achille gli dice che lui può scegliere di essere amato e dimenticato, o essere grande e diventare immortale.

La fama è un approccio curioso all’immortalità. Se offre una grande promessa: che se il nostro nome sia riconosciuto da sconosciuti e ricordato dopo la morte, siamo speciali. Siamo grandi, siamo leggendari, siamo immortali. Diventiamo la sostanza dei miti e siamo divinizzati dal culto dei posteri. Melodie di potere e di acclamazione nascono nelle nostre orecchie affamate, solitarie, e siamo pronti a fare quasi qualsiasi cosa per raggiungere la grandezza.

Domanda: ma la fama porta all’immortalità? Beh … non proprio. Porta a una memoria futura, ma naturalmente un giorno tutti moriranno. Più che una promessa, è una mezza verità, che inebria i nostri cuori quando la sentiamo ma che alla fine non la esprime realmente.

Eppure, seducente come le melodie di gloria possono sembrare, credo di aver trovato qualcosa di meglio. Si tratta di un approccio diverso, sovversivo, alla grandezza. Non è che la grandezza non sia valutata e vogliamo esaltare la mediocrità, ma è che la grandezza viene ridefinita, o, come un teologo potrebbe dire, viene redenta. Nelle parole di Gesù:

Invece, chi vuole diventare grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo sarà il servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. (Marco 10: 43-45)

Nella visione di Gesù, la grandezza è sovvertita e viene così santificata: si tratta di servizio e di utilità, non di fama; una questione di umiltà, non di auto-affermazione. E perché questa curiosa definizione? Perché per i cristiani il modello paradigmatico di successo è quello che ha servito gli altri e che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. L’archetipo della grandezza e l’immagine dell’umanità divinizzata che ha svuotato se stesso per darci la vera vita eterna. Ha guarito le nostre insicurezze e ha soddisfatto la nostra sete di immortalità, in modo che possiamo vivere in modo diverso e perseguire una diversa definizione di grandezza. Il nostro valore non si misura da quanto si ottiene, ma da quanto diamo.

A questo punto sento Nietzsche che si rivolta nella tomba e urla le glorie del super-uomo sulla base della forza e non della debolezza. Riesco a sentire il disgusto del mio cuore, che desidera essere adorato e ricordato e che non vuole cedere la mia sete di fama. Ma sai una cosa? Un approccio contiene la vita, la vita vera e propria, e l’altro non ce l’ha. Quindi preferisco puntare sulla seconda scelta. In realtà, per fare l’all-in. Perché in Gesù la mia ricerca della gloria muore, ma la mia vita risorge. A poco a poco le mie motivazioni iniziano a cambiare: voglio iniziare a servire gli altri e fare sacrifici per il loro bene, e provare a farlo senza un secondo fine egoistico. Magari non sarò ricordato tra due secoli, ma che importa, io vivrò per sempre, e sarà un tempo meraviglioso.

Anche tu puoi.

René Breuel

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