La finzione teatrale come indizio sull’esistenza

Perché desideriamo la finzione teatrale? Perché le nostre piccole pause durante la giornata – in cui vediamo cosa sta succedendo nel mondo, sbirciamo sui social media, seguiamo il nostro sport preferito, e finiamo la giornata con un romanzo o un film – ispirano ai nostri cuori il modo in cui devono agire?

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Questa settimana ho letto “Tre modi di usare il coltello” (Three uses of the knife), di David Mamet. Si tratta di un libro sulla natura e lo scopo della finzione teatrale, ma le risposte che Mamet dà aggiungono ancora qualcosa in più all’argomento. Lui scrive che abbiamo un bisogno interiore di organizzare il mondo e la nostra vita in una struttura drammatica, una trama. Sia che si tratti di farlo attraverso grandi romanzi o con l’ultimo gossip, la finzione teatrale, in fin dei conti, ci offre personaggi, conflitti, senso e pienezza.

Come i bambini ti saltano intorno alla fine della giornata, per consumare le ultime briciole di energia giornaliera. Anche gli adulti, quando tramonta il sole, si ritrovano ad aumentare o testimoniare il loro teatro – in modo da ordinare l’universo in forma intelligibile. Il nostro gioco al tramonto / la pellicola / il pettegolezzo è l’ultimo esercizio della giornata di tale meccanismo di sopravvivenza. [1]

Per esempio, guardiamo lo sport per aggiungere spettacolo a giorni monotoni che spesso sembrano portare da nessuna parte, sia esso l’emozione della vittoria o la lezione della sconfitta. Guardiamo film di supereroi per soddisfare la nostra fantasia adolescenziale di avere potere sul mondo degli adulti. Guardiamo commedie romantiche per ridere, ma in ultima analisi, per celebrare l’amore. “Quello che vogliamo dall’arte è la pace”, scrive Mamet. “Il teatro esiste per affrontare i problemi dell’anima, con i misteri della vita umana, non con le sue calamità quotidiane …. La potenza del drammaturgo, e dell’attacco politico, pertanto, risiede nella capacità di indicare il problema. ”

Ho trovato queste intuizioni affascinanti. Mentre sfogliavo le pagine mi sentivo che questo autore svelava qualcosa di importante, fino a quando sono arrivato a questo pensiero centrale.

Lo scopo del teatro, come per la magia, come per le religioni –quei tre compagni di cablaggio – è quello di suscitare uno stupore di pulizia …. E la lezione di pulizia del dramma è, al massimo, l’inutilità della ragione. Nel grande dramma vediamo che l’eroe apprende questa lezione. E ancora più importante, noi stessi, ci sottoponiamo questa lezione… dobbiamo riconoscere il nostro stato di debolezza, peccato e impotenza, e preso atto di questo possiamo trovare la pace. [2]

Per suscitare questo stupore di pulizia. Per trovare la pace attraverso il riconoscimento del nostro debole e impotente stato di peccato. Che in effetti ci ricorda la religione. La finzione teatrale– a teatro, ma anche nei film, libri, TV– è un meccanismo religioso moderno. Alziamo gli occhi ai grandi stadi esistenziali, ai conflitti esistenziali, alla risoluzione cosmica, e ci fa arrivare alla fine della trama, anche se non possiamo spiegare come o perché, sentendoci purificati, purgati, esposti e perdonati. Ci identifichiamo con gli eroi che fanno cose cattive, perché siamo brave persone che fanno cose cattive. Facciamo il tifo quando l’eroe colpisce il cattivo, la menzogna viene smascherata, il bene trionfa sul male. In un mondo che così spesso sembra casuale e senza senso, la finzione teatrale ci dà la giustizia e la risoluzione.

Come, è la domanda successiva. Come mai una storia che sappiamo essere fittizia, al culmine dell’arte, ha il potere di farci sentire espiati? Per Mamet, è attraverso lo smascheramento della menzogna che muove la storia. Attraverso la rivelazione della verità:

Il soggetto del dramma è la menzogna. E la fine del dramma è il prevalere della verità, che è stata trascurata, ignorata, disprezzata e negata… Succede quando le cose nascoste si rivelano e ci ricordiamo interamente di tutte le cose successe… l’introduzione di Questa Nuova Cosa che sbilancia un mondo che pensavamo essere ben funzionante…. Alla fine del gioco … quando eravamo tutti ma impotenti, è stato fatto tutto. E’ stato fatto tutto quando la verità è venuta fuori. [3]

Se questo è il caso, la domanda successiva, almeno per me, è: qual è la vera menzogna che ci intrappola? Qual è la verità che stiamo cercando di scoprire? Qual è la risoluzione che stiamo cercando di intravedere dietro le storie che consumiamo ogni giorno? L’inarcarsi della storia di Harry Potter e dei miti del genere umano forniscono indizi cruciali. Ha a che fare con l’Eroe, al centro della storia, che è stato trascurato, ignorato, disprezzato … e attraverso di lui la verità è stata rivelata, tutto è stato fatto. Oggigiorno, va sotto il nome di religione, ma come sottolinea Mamet, è il nostro Grande Dramma. E’ la trama in cui ci troviamo, la palude che stiamo cercando di attraversare. O troviamo il coraggio di smascherare la menzogna e siamo liberati, o scegliamo di credere e tornare indietro alle curiosità, ai pettegolezzi e all’intrattenimento per una pace rapida che si finge la soluzione.

René Breuel

[1] David Mamet, Three Uses of the Knife: On the Nature and Purpose of Drama (New York: Vintage Books, 1998), 8.

[2] Ibid., 69-70.

[3] Ibid., 79-80.

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