Il Problema dell’Umorismo

Ridere è un problema. Si lo è, non ridere di me. Può essere un problema più grande della sofferenza, più grande del male, più grande di una luna fatta di unghie, ed è un problema perché: una risata prospera nella tragedia. Qualcuno inciampa, e ridiamo. La sfilata di una mucca in un centro commerciale, e ridiamo. Un uomo di colore incontra un Ebreo sulla spiaggia, e ridiamo.

laughter risate

Sono d’accordo con Kierkegaard:

La legge della comicità è molto semplice: la comicità è ovunque ci sia contraddizione e in cui la contraddizione è indolore per essere dimenticata… [1]

L’umorismo è il nostro sparo di sorpresa prima dell’incongruenza, l’esplosione del sonar che amplifica la contraddizione. È la nostra reazione spensierata alla stranezza, alle cose che non sono il modo in cui avrebbero dovuto essere. Purché nessuno si faccia male e le cose finiscano bene, che cosa ci fa ridere? Le persone che inciampano, la parata di una mucca, i pregiudizi razzisti: tensione, incongruenza, e tragedia. Ridiamo di cose che, se hanno seguito la loro logica fino alla fine, portano a grande tristezza: la persona inciampa e si fa male, la tensione razzista porta al conflitto e all’umiliazione.

Ho notato questa dinamica tragicomica di umorismo dopo aver visto un video esilarante. Carlo Verdone, un attore romano, riceve una telefonata a tarda notte, di qualcuno in cerca di zia Maria. “Ma zia Maria è morta!,” risponde, strabico con una papalina da notte. Verdone chiede all’altra persona che messaggio voleva trasmettere, ed era riguardo alla morte di qualcuno. Poi si viene a sapere che anche i due figli sono morti, e pure il cane. La tragedia segue la tragedia fino a quando, parlando del nonno che non aveva un braccio, Verdone chiede alla persona che numero avesse composto. Era il numero sbagliato, e lui sospira sollevato pensando che nessuno fosse morto, dopo tutto. Tranne zia Maria, naturalmente.

Appena ho finito di guardare questo video, mi ha colpito come in realtà fosse una grande scena tragica: la morte, la sofferenza, il lutto, le persone disabili. Eppure era profondamente divertente. Sappiamo che era il numero sbagliato, così che possiamo scoppiare a ridere sulle morti di queste persone. Alla luce della risoluzione, la tragedia è divertente. Ridiamo alla tristezza e alla morte, perché siamo in grado di vedere la speranza. Il buon finale riscatta la tragedia e la trasforma in commedia.

Se posso rischiare di passare a cose più serie (no, booohhh dalla folla), penso che il problema dell’umorismo sollevi una grande domanda per noi. Che dire di noi? Che dire della vita? Ci sarà un buon finale, che annullerà le nostre tragedie? Possiamo solo ridere delle battute e del video, e della disperazione della nostra vita, o possiamo ridere anche dei nostri destini? C’è speranza per la nostra litania di desideri, delusioni e tragedie, o la risata è riservata solo per le storie fittizie e fantastiche?

Secondo la fede cristiana, c’è tale speranza, anche se è anche un po’ come uno scherzo, ed è divertente. Possiamo chiamarla forse la Grande Burla. Gesù, dopo aver parlato di cielo e di eternità, dopo aver detto cose grandiose, come che egli è il pane della vita, dopo aver accumulato una moltitudine di persone desiderose di vittoria e salvezza, dopo aver convinto la gente che egli era Dio incarnato, e che la speranza era finalmente arrivata, questo Gesù, muore. Inciampa peggio della mucca che cade sull’ uomo nero e sull’Ebreo nel centro commerciale. E poi lui appare alle persone che sono venute a piangere la sua morte, come un inquietante fantasma che vive nei cimiteri. Tcharaaahhhh !!!

Voglio dire, non poteva Gesù ascendere al cielo e versare giù la salvezza? Come poteva permettere alle persone di vederlo morire e stare tranquillo, senza dire nulla per alleviare le loro lacrime, non dicendo nulla della Grande Burla, e spaventando i suoi seguaci presentandosi a loro vivo, nel cimitero, un paio di giorni più tardi? Non poteva offrire la vita senza prendere in giro la morte?

Credo che non poteva, e questo è ciò che rende la speranza di Gesù così seria. Il suo scherzo è comico, proprio perché è tragico. E non è uno scherzo timido, non è come quello della storia dell’orso della bambina che-incontra-il-panda. Gesù ci può offrire la vita proprio perché ha affrontato la morte. Fuori dalla più grande tragedia della storia emerge la possibilità di ridere, il momento in grado di riscattare la nostra tragedia e farla diventare commedia. La speranza di Gesù affronta la profondità delle nostre lacrime. La sua speranza ci innalza anche all’umorismo e alle risate, e in un modo che non nega la sofferenza e la morte, ma che le riscatta.

La speranza di Gesù è al tempo stesso tragica e comica, e per questo mi affido a lui, perché credo che il suo scherzo salvi la mia vita, perché siamo in grado di ridere ad alta voce, non solo alle battute, ma anche alla vita. Non c’è niente di divertente come questa speranza, nemmeno l’uomo nero e l’Ebreo che gridano alla mucca che cade su di loro, e la mucca che risponde indietro accusando i repubblicani. Si tratta di una speranza che ci lascia sia piangendo sia ridendo, entrambi con la tristezza e la gioia, con la morte e con il lutto ma ci fa celebrare la sua risoluzione. È seria, non una risata leggera. Ma risate che travolgono di gioia le lacrime e le grida.

René Breuel

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