Colorati come il Circo

Come altri pittori della sua generazione, Marc Chagall ha amato il circo. La gioia che aveva provato vedendo clown e acrobati quando era un ragazzino – le risate inaspettate, il battito del tamburo, l’odore degli animali, il rombo degli applausi – ha lasciato un segno indelebile nella fantasia di Chagall, e ha influenzato la sua arte fino alla sua vecchiaia. [1] Il suo quadro Il Circo, per esempio, presenta le forme in movimento, tipiche di Chagall, e i colori poetici per trasmettere un clima effervescente di giovinezza e innocenza, frizzante quasi come gli occhi di un giovane ragazzo. ” ‘Circo’ è una parola magica,” ha scritto Chagall una volta, “l’eterno gioco della danza, in cui sorrisi e lacrime, il gioco di gambe e braccia prende la forma di una grande arte.”

marc chagall the-circus-1964

Incinta con i ricordi della sua infanzia, Chagall ha trasmesso gran parte della gioia e del dramma del circo nei suoi quadri. I biografi menzionano il “dono della felicità”, la “sacra semplicità,” e il “regno senza tempo della tranquillità iconica” che hanno caratterizzato l’arte di Chagall, e che è stato articolato in gran parte dal suo geniale, uso vibrante del colore. [2] “Quando Matisse morirà”, ha sottolineato una volta Pablo Picasso, “Chagall sarà l’unico pittore rimasto che capisce di che colore è la realtà.” [3]

L’uso quasi infantile di Chagall del colore può essere quello che gli ha permesso di realizzare una delle scene più commoventi del ritorno a casa e dell’abbraccio, di tutta la pittura. Una rappresentazione del culmine della parabola di Gesù del Figliol Prodigo – in cui un figlio chiede la sua eredità e va via di casa, e viene trasformato nel vedere che, invece di essere respinto, viene accolto dal padre, con tutto il cuore – Chagall coglie il momentochagall-return-of-prodigal-son dell’abbraccio tra padre e figlio. Si tratta di un incontro delicato, evidenziato dal sereno contatto visivo al centro dell’immagine. Il recupero dell’intimità tra padre e figlio è sottolineato anche dalla distanza del vuoto intorno a loro – come a rappresentare un momento eterno di quiete e abbraccio – ma Chagall non dimentica di mostrare anche la reazione del paese. In un’interpretazione approfondita della parabola di Gesù, Chagall capisce che l’accettazione da parte del padre è collegata all’accettazione di tutta la comunità, che era stata anche lasciata dal figlio prodigo. Ma ora la folla esulta per il suo ritorno, c’è la festa e la musica, e una ragazza – un vecchio compagno di giochi, forse? – gli offre un mazzo di fiori.

Ma, a mio avviso ciò che distingue il ritratto di Chagall della grazia divina ancora di più, è la sua rappresentazione ineguagliabile di un’altra conseguenza dell’abbraccio del padre: il recupero dell’infanzia. Invece della stanchezza e del cinismo che il figlio aveva sperimentato, le forme e colori di Chagall trasmettono piuttosto un clima simile a quello del circo. Egli mostra che la riconciliazione con il padre e la comunità porta anche a un recupero del passato del figlio, un recupero della giovinezza innocente che si era lasciato alle spalle. Ora il figlio può tornare nei giardini e nelle piazze dove aveva giocato da ragazzo, non come un estraneo, ma come un bambino restituito. Ci potrebbe essere una risata, ci potrebbe essere la musica e la danza, perché chi era perduto era stato trovato, come Gesù disse. Colui che era morto nella famiglia e nel villaggio è tornato alla vita.

“Anche oggi, quando dipingo una crocifissione o un’altra scena religiosa”, ha scritto Chagall, “provo le stesse emozioni che provo quando dipingo la gente del circo.” Chagall sapeva, in altre parole, che la fede è fondamentalmente una questione di gioia. Il nostro rapporto restaurato con il Padre, il nostro momento di ritorno a casa è anche il momento della nostra rinascita. Si tratta di una festa, un recupero dell’innocenza, un irrompere di risate con tutto il cuore. Venendo al Padre torniamo a casa, e siamo riuniti, come il giovane che ha lasciato il peccato dietro di sé. C’è l’abbraccio, c’è il contatto visivo; il cielo fa festa per un figlio o una figlia perduta, e noi possiamo poggiare le nostre teste sul petto del Padre.

René Breuel

 

[1] Goodman, Susan Tumarkin. Marc Chagall: Early Works From Russian Collections, Third Millennium Publ. (2001), 13.

[2] Cogniat, Raymond. Chagall, Crown Publishers, Inc. (1978), 89;; Walther, Ingo F., Metzger, Rainer. Marc Chagall, 1887–1985: Painting as Poetry, Taschen (2000), 38.

[3]  Wullschlager, Jackie. Chagall: A Biography Knopf, 2008

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...