Volare via

Qualche estate fa, questa canzone si sentiva ovunque. Alla radio, nei saloni di bellezza o al supermercato. È stato uno dei primi successi di Nelly Furtado, I’m like a bird.

La Furtado canta a qualcuno che, a quanto pare, ama. Parla tuttavia soprattutto della sua insicurezza, della paura del suo cuore effimero e dell’idea che lei finirà per cambiare e lasciarsi alle spalle il suo attuale amore. Il coro esprime lo spirito di una generazione.

Sono come un uccello, io soltanto volo via.
Non so dov’è la mia anima,
Non so dov’è la mia casa…

Sono, siamo, come un uccello che sa solo volare via. Un uccello che non arriva o torna, ma vola alla ricerca perpetua, sempre più lontano. Come la colomba, che non riusciva a trovare dove atterrare, prima di trovare l’arca di Noè, vola di qua e di là, senza un luogo, o un’anima, o una casa, verso cui andare.

Anche Chantal Delsol, un filosofo francese, vede la nostra situazione attuale come fosse un volo, ma come la collettiva risalita e caduta della nostra civiltà. In Icarus Fallen: The Search for Meaning in an Uncertain World (La caduta di Icaro: la ricerca del significato in un mondo incerto), Delsol vede il progetto moderno attraverso le lenti del mito greco di Icaro. Come Icaro, abbiamo cercato di volare in alto, di lasciarci alle spalle gli incubi, le guerre, il tribalismo, la religione. Ma proprio come le ali cerate di Icaro che si bruciano perché vanno troppo vicino al sole, il nostro grande progetto moderno del progresso razionale – sia attraverso la rivoluzione socialista, l’ingegneria sociale nazista, la scienza e la tecnologia, la filosofia dell’Illuminismo – è culminata nella seconda guerra mondiale e negli orrori del 20° secolo. Ciò che resta del capitalismo moderno, dell’ideologia, del libero mercato, ci dà alcuni simpatici gadget, ma non nutre l’anima, mentre globalizza le disuguaglianze e gli abusi. Così siamo precipitati a terra, e la reazione postmoderna alla modernità ha decostruito quasi ogni significato, ogni altare e autorità che abbiamo lasciato. Come Delsol lo esprime:

La condizione umana non ha più senso, dal momento che le sue narrazioni fondamentali, mitiche o religiose, sono state eliminate …. [L’uomo moderno] è stupito del fatto che tutti sono contenti di vivere in un mondo senza senso e senza identità, dove nessuno sembra sapere quale sia il motivo per cui vive o perché muore … un mondo senza indicazioni.

Trovo la sua analisi molto penetrante. Siamo infatti in un periodo di disorientamento esistenziale e ideologico, la disillusione di qualcuno che vuole andare via, ma non è sicuro del dove. Come la civiltà, abbiamo perso la voglia di significato, così noi viviamo la nostra vita concentrandoci sui singoli problemi e piaceri, chiusi tra le mura del sé e del desiderio, ma anche avendo timore di qualcosa di grandioso o più autorevole rispetto al sé individuale. Qui Furtado e Delsol sembrano parlare quasi allo stesso modo:

Il nostro tempo sembra essere caratterizzato da una sensazione di impedimento… La domanda è: non dove andare, ma come uscirne …. Il nostro contemporaneo, liberato da ciò che lo costringeva a correre ancora di più, continua disperatamente a correre, ma senza sapere dov’è diretto.

Allora, dove siamo diretti? Dimmelo tu. Ognuno di noi dà una risposta in base al modo in cui conduce la propria vita … almeno fino a prima del suono delle trombe e prima che la nostra epoca capisca quale sia la sua prossima era.

René Breuel

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