La fine della virtù

Perché spesso abbiamo sospetti sulla virtù? Perché siamo cinici e scettici sulle persone che sono apparentemente buone, gentili, e anche eroiche? “Questa è solo l’immagine che loro proiettano. Dietro quella facciata sono altrettanto egoisti e malvagi come il peggiore di noi. La loro virtù apparente è solo un modo di giustificare e mascherare la loro fame di servire il proprio potere personale.”

In una curiosa democratizzazione della viltà, non crediamo più che la virtù sia possibile, e sospettiamo gli scenari peggiori non appena emerge una persona modello. È un processo curioso, che rende Madre Teresa e Hitler non molto diversi l’uno dall’altro.

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E ci si pone la domanda: come siamo arrivati fin qui?

Si tratta di un punto sollevato da Eric Metaxas, il celebre biografo di William Wilberforce e Dietrich Bonhoeffer. In una intervista a Books & Culture sul suo ultimo libro che parla di sette uomini modello. Metaxas fa precisamente questa obiezione: perché sono capitoli su uomini per lo più positivi? Non c’è il rischio della non obiettività? La sua risposta è stata:

Perché la nostra generazione è ossessionata dai difetti degli uomini illustri? … Dobbiamo ritrovare il nostro senso comune di essere in grado di capire la differenza tra eroi e cattivi – e sì, esistono ancora, senza sentire all’infinito l’obbligo di dire che qualche eroe non era perfetto. … Lo dobbiamo a noi stessi e ai giovani in particolare, di essere in grado di fare la distinzione tra Stalin e Cristoforo Colombo. E dobbiamo uscire fuori dall’atteggiamento adolescenziale di dire che se non riportiamo almeno una cosa cattiva che qualcuno ha fatto allora non stiamo raccontando tutta la verità. Il nostro costante abbattere leader e concentrarsi in maniera ossessiva sui loro difetti ha avuto un effetto tremendamente funesto sulla cultura in generale. Ci ha fatto diventare tutti cinici e stanchi del mondo.

Credo che sia un’ottima osservazione. Siamo spesso interessati ai buoni esempi ma affascinati dai difetti e dai passi falsi. Basta guardare le riviste di gossip intorno a noi: vengono servite le patinate immagini di chi ha tradito chi, chi indossava l’abito più brutto della settimana, delle belle donne senza trucco e non tanto in forma mentre sono sulla spiaggia. O semplicemente basta guardare i titoli dei nostri telegiornali, che raramente esaltano i buoni esempi, ma parlano solo di tragedie, crimini, ipocrisia, cascate spettacolari da grandi altezze.

Anche Chantal Delsol, un filosofo francese, rileva questo atteggiamento culturale in uno dei suoi libri, Icarus Fallen (L’Icaro Caduto). In un capitolo sull’ideologia clandestina del nostro tempo, Delsol scrive di come siamo tutti i giorni addestrati per essere “sospettosi dei virtuosi, che sicuramente stanno mascherando vizi ipocriti ancora più pericolosi dei vizi dei depravati.” E ‘una sorta di relativizzazione della virtù e del vizio che, concentrandosi sui vizi di persone anche molto ammirevoli, predica che, in fondo, tutti sono uguali: egoista, cinico, sporco e corrotto.

Quindi la devianza diventa relativa, o banale, mentre la ‘virtù’ subisce lo stesso trattamento, ma in senso opposto. L’ideologia relativista … riduce il male e trova il male nel bene. Il risultato è il miscuglio degli antichi punti di riferimento, e da quel punto in poi ogni giudizio suona infondato e come un controsenso. [1]

Come possiamo rispondere a questo? Direi, in maniera sfumata e perspicace. Sfumata perché ognuno è davvero distorto e peccaminoso. Sicuramente Madre Teresa aveva i suoi difetti, e dovremmo avere un sano scetticismo nei confronti delle persone esaltate come eroi e modelli non qualificati. Credo che parte del motivo per cui siamo così ossessionati dai difetti delle persone famose è che siamo tartassati e attratti dalla propaganda, dalla perfezione apparente e dalle coppie modello, anche se sappiamo che pure queste persone sono viziate. Così, in modo istintivo, reagiamo cinicamente al torrente di intrattenimento finto che ogni giorno ci viene riversato addosso.

Ma dobbiamo anche essere perspicaci, perché là fuori ci sono persone che sono veramente virtuose. Dobbiamo essere consapevoli dei loro difetti, ma non in un modo che denigra il bene che hanno compiuto. Come Metaxas lo espone in quell’intervista,

… la maggior parte degli uomini [che lui descrive nel libro] erano così genuinamente meravigliosi che sarebbe un cattivo servizio e una distorsione della verità, soprattutto in un breve capitolo … pensare a una sola cosa negativa, solo perché così poteva sembrare più ‘giusto’ … cosa che in effetti sarebbe profondamente ingiusta e sbagliata.

Per quanto desideriamo confonderli, c’è il vizio e c’è la virtù. Ogni persona virtuosa è imperfetta, e ogni persona imperfetta ha anche tratti buoni del carattere. Teniamoli entrambi in mente, non per confondere e relativizzare i due, ma per evitare uno e lottare per avere l’altro. Lodiamo e ricordiamoci delle brave persone intorno a noi, innalziamo la loro grandezza, invece di abbassarli alla nostra mediocrità.

René Breuel

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