La Macchina del Fango

Nel suo recente libro, Vieni Via con Me, Roberto Saviano espone un fenomeno che avviene in molte delle nostre società contemporanee: la macchina del fango. Quando qualcuno osa criticare chi è al potere (non solo potere politico, ma anche chi controlla il discorso sociale, i media e le istituzioni di base) o fornisce un ostacolo sostanziale ai suoi interessi, vengono ripescati fatti vergognosi su quella persona e vengono resi pubblici. Una fotografia di qualcuno seduto sul gabinetto è sufficiente a sminuire la credibilità di chi critica, anche se ognuno di noi si siede sul gabinetto ogni giorno.

(Confesso che sto scrivendo proprio da questo trono, però aggiungo subito che è soltanto perché non voglio svegliare moglie e figlio a questa tarda ora della notte, e il bagno è l’unico posto tranquillo…) Quando il critico cercherà di avanzare delle dichiarazioni serie, la sua immagine sarà ormai lesa e tutti rideranno fra sé e sé, ricordando la sfortunata fotografia e l’abbinamento di ceramica bianca, pantaloni sotto al ginocchio e giornale.

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Saviano spiega che la macchina del fango non è soltanto dannosa per la democrazia, minacciando possibili critiche e opposizione, ma ha anche un effetto più subdolo; deforma la psicologia della società. Il suo messaggio è: “Non sei migliore di noi, anche tu sei sporco. Non esistono persone migliori. Quindi non osare criticarci”. È un messaggio che porta le persone sullo stesso livello, gettando tutti faccia a terra nel fango. Siamo incoraggiati a non puntare in alto, perché un giorno qualcuno potrebbe divulgare un fatto che farà scoppiare il palloncino e getterà i rimasugli nel fango, dimostrando che non siamo migliori di nessun altro. È una condivisione di mediocrità, un’ombra sulla ricerca dell’eccellenza, un deterrente per la virtù.

Leggendo l’analisi di Saviano, non potevo fare a meno di pensare al suo parallelo nella vita spirituale. Conosciamo tutti l’equivalente personale di questo meccanismo sociale: la nostra macchina del fango personalizzata.

Tanto, alla fine, cederai alla tentazione, quindi non tentare nemmeno di resistere. Anzi, non provare nemmeno a essere migliore di quello che sei. Il tuo posto è nel fango, e dovresti godertelo, da bravo verme. Non potrai mai trascenderlo. Rassegnati al fatto che sarà la tua casa.

Alcune persone provano a dare una spiegazione psicologica a questa voce, la chiamano “autostima negativa”. Alcuni guru del fai-da-te la chiamano “mancanza di pensiero positivo”. La fede cristiana, tuttavia, usa un termine più forte, forte quanto una medicina insopportabile, e dà un nome alla persona dietro a quella voce: il diavolo.

Il diavolo può sembrare una superstizione, uno stereotipo medievale, troppo fumettistico per essere vero. Eppure, lo sentiamo. Non è vero? E una delle sue strategie è proprio quella di nascondere la sua presenza e renderci increduli alla sua esistenza, perché se non vediamo da dove viene in fango, arriva indurito come una pietra, e ci porta a credere che la vita sia soltanto fango.

C. S. Lewis illustrò la strategia del diavolo nel suo brillante libro Le lettere di Berlicche, in cui un demonio più anziano offre consiglio a un giovane novizio sull’arte della tentazione degli esseri umani. In una delle sue lettere, Berlicche scrive:

Non credo che sarà molto difficile tenere all’oscuro il tuo paziente. Il fatto che i “diavoli” sono soprattutto figure “comiche” nella fantasia moderna, ti sarà d’aiuto. Se qualche debole sospetto della tua esistenza cominciasse a sorgergli in mente, suggeriscigli la figura di qualcosa vestito con il costume scarlatto, e fa di convincerlo che, dal momento che non può credere in quella cosa (è un metodo di confondere le loro idee che si trova in vecchi libri di testo), non può credere in te.[2] 

Forse un passo cruciale verso la saggezza spirituale è proprio il rendersi conto che il diavolo esiste, così come uno dei passi verso la coscienza sociale è la consapevolezza di meccanismi come la macchina del fango. Sappiamo che possiamo vedere meglio se la luce illumina l’oscurità; sappiamo che la luce ci ha raggiunti se riusciamo a vedere oltre l’oscurità. Accorgersi del diavolo può essere una delle cose più strane, e sane, che si possono fare. Lui sarà pieno di sotterfugi e, per confonderci, ci propinerà il fumetto medievale e ci dirà: “Non vorrai mica ascoltare quella robaccia!” Ma non riusciremo a vedere oltre finché non lo affronteremo e vedremo quel volto infangato sciogliersi al brillare della luce.

René Breuel

[1] Roberto Saviano, Vieni Via con Me (Milano: Feltrinelli, 2011), 39-42.

[2] C. S. Lewis, The Screwtape Letters (New York: HarperCollins, 2001), 32.

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