Perché ci sposiamo?

Perché sposarsi per amore, al giorno d’oggi? La particolarità di questo assetto sociale ormai dilagante mi ha colpito quando, questo mese, ho letto un interessante romanzo storico, “Augustus di John Williams. Ambientato nel mondo romano antico, il romanzo ripercorre la vita dell’imperatore romano. E, uno dei temi che esplora, è la natura dell’amore.

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Nel romanzo, così come avveniva spesso in quel tempo, molti personaggi non si sposano per amore. Si sposano per il potere, la posizione e lo stato. Il matrimonio è un’alleanza politica modellata per favorire il prosieguo delle famiglie coinvolte. Augusto ha persino un amico che ripudia la propria moglie, Livia, affinchè Livia possa diventare la seconda moglie di Augusto. Livia, a sua volta, ha un figlio, Tiberio, che ripudia la propria moglie, così da poter sposare la figlia del primo matrimonio di Augusto, Giulia, in un complotto che permetta alla coppia di succedere ad Augusto nel governo di Roma. Tiberius disprezza Giulia, Giulia odia Tiberio, ma ciò non impedisce loro di sposarsi.

Giulia riflette così sul suo diario,

Nel mondo dal quale provengo, tutto era potere … Si amava per il potere; e il fine dell’amore non diventava la sua gioia, ma una miriade di gioie di potere. [1]

Allo stesso modo, il romanzo contiene anche una lettera del poeta Orazio ad Augusto, sulla quale è scritto:

Negli ambienti nei quali mi muovo, e che osservo, l’accoppiamento è diventato un atto concepito per ottenere il potere, sia sociale che politico; un adultero può essere più pericoloso di un cospiratore, sia per la vostra persona che per il suo paese; e quell’atto, il cui fine naturale è un piacere affezionato, è diventato un mezzo pericoloso verso l’ambizione. [2]

Mi sembrava come uno strano vecchio mondo, lontano dal trionfo dell’amore romantico che appare essere la motivazione diffusa per il matrimonio di oggi. Perché? – Mi ritrovai a pensare. Perché “sposarsi per amore” è così ovvio, per noi, oggi?

Ci sono naturalmente molti fattori storici. Ma mi chiedo se, uno dei più importanti, non sia una lettera scritta non molti anni dopo Augusto. Vi veniva insegnata un’etica radicalmente diversa:

“Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso.  . [3]

Come suonano in modo lodevole queste parole, oggi . Ma come avranno suonato in modo nuovo nel mondo romano di allora. Ami tua moglie? Non è lei un mezzo per darmi eredi? E devo amarla come io amo me stesso – di più, come Cristo ha dato la sua vita per noi?

Questa è una nobile etica. Ed è questa l’etica che voglio. Essa non nasce dal potere umano che esalta se stesso per sottomettere tutta la vita al servizio della sua logica, ma da Dio, che si svuota del Suo potere per diventare uomo e dare la propria vita per noi. E, se il centro dell’universo – Dio – è amore ed agisce per amore, l’amore diventa centrale. Come Bernardo di Chiaravalle affermava nel Medioevo, l’amore:

… è il suo proprio merito, la sua ricompensa. L’amore non ha una causa o un frutto al di là di se stesso: il suo frutto è il suo utilizzo. Amo perché amo. Amo affinché io possa amare. [4]

Quelli di noi che hanno ottenuto la comprensione della realtà attraverso Cristo amano perché Cristo li ha amati. E si sposano per dare loro stessi e per far fiorire una donna o un uomo, esattamente come Cristo ha fatto per loro.

René Breuel

[1] John Williams, Augusto (New York: New York Review Books, 1972), 198.

[2] Ibid., 197.

[3] Efesini 4: 25-28

[4] Bernardo di Chiaravalle, citato in Bernard McGinn, la crescita della mistica (New York: Crossroad, 1994), 199.

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