“E se avessi torto?”

Una ragazza chiese un giorno all’ateo Richard Dawkins, “cosa succederebbe se avessi torto?” Nel suo modo tipicamente ironico, Dawkins rivolse la stessa domanda alla ragazza: “Ma cosa succederebbe se tu avessi torto?” [I]

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L’argomento della risposta di Dawkins, se lo pensi, è il relativismo. La ragione per cui crediamo ciò che crediamo – negli spaghetti volanti, in Zeus o nel Dio cristiano – è perché siamo cresciuti in una cultura particolare e ci siamo nutriti con quelle credenze. Se fossimo cresciuti da qualche altra parte, la nostra prospettiva religiosa sarebbe diversa. Come Dawkins ha espresso per iscritto,

Senza dubbio, le cattedrali innalzate, la musica mescolata, le storie e le parabole in movimento, aiutano un po’. Ma la più importante variabile che determina la tua religione è l’incidente della nascita.

L’assunto dietro questa affermazione è significativo: determinazione geografica. Nessuno di noi può pretendere di conoscere la Verità, perché il nostro credo è determinato socialmente. Se fossimo nati da un vichingo avremmo creduto in Thor, perciò come possiamo pretendere che la nostra fede in Dio possa essere vera?

Gli ateisti come Dawkins concludono che la diversità della fede umana in tutta la storia è la prova definitiva contro Dio. Se vediamo che gli esseri umani inventano oggetti di culto così creativamente e così pervasivamente – mucche sacre, il sole, la Madre Terra o Dio – sicuramente il Dio monoteistico è solo un’altra invenzione, forse più complessa e civile rispetto agli altri, ma una creazione umana comunque.

Ma torniamo nuovamente sul tavolo della questione: “Sì, certo, ma cosa succederebbe se avessi torto?” Con la stessa logica, l’unica ragione per cui qualcuno come Dawkins crede nel relativismo è perché è cresciuto nella Gran Bretagna contemporanea. Anche la sua fede è socialmente determinata, quindi come può affermare che il suo punto di vista sia giusto e che ogni altro punto di vista religioso sia sbagliato? Come mai ogni altra visione è relativizzata, ma il suo relativismo rimane assoluto? Il relativismo non è solo arrogante verso gli altri, ma ironicamente incoerente con se stesso.

Tuttavia, l’argomento della diversità religiosa è eloquente. Gli esseri umani sono intrinsecamente religiosi. Troveranno qualcosa da adorare non importa quanto sia strano il dio o la dea. Su quale base possiamo affermare che una fede specifica sia vera, mentre tanti altri non hanno senso? La diversità religiosa non ci porta a concludere che la religione è essenzialmente una creazione umana?

Per me le prove puntano precisamente nella direzione opposta. Gli esseri umani sono intrinsecamente religiosi perché esiste un vero Dio che ci ha creati e che cerchiamo. Abbiamo questa fame innata perché c’è una vera soddisfazione per il nostro desiderio divino là fuori, proprio come la nostra fame fisica dimostra che c’è un cibo reale che soddisfa le nostre esigenze. Il fatto che la gente mangi gli oggetti più bizzarri – serpenti, foglie, uova di pesce – non è una prova che la nostra fame fisica sia una proiezione, ma una prova precisa della nostra esigenza di cibo.

Allo stesso modo la fame della fede nella storia non è una prova che la nostra fame dell’anima sia una proiezione, ma una prova precisa che abbiamo una voglia per il divino. Cercheremo Dio anche nei luoghi più improbabili.

Ma lo scettico può ancora giustamente chiedere: “Ok, ma su quali basi affermi che la gente sta cercando Dio mentre adora la natura e non che sta cercando la vera dea Afrodita mentre adora il Dio monoteistico?”. Questa è una grande questione e potrebbe essere trattata in modo adeguato solo con un altro articolo. Eppure l’ateismo ci dà un suggerimento dicendo: se non ci fosse Dio non ci sarebbe un Dio da negare. «Se non ci fosse Dio, non ci sarebbero gli atei», disse GK Chesterton. C’è mai stato un movimento articolato e sostenuto come l’ateismo contro le vacche sacre o Afrodite? La nostra stessa negazione – di un Padre eterno, onnipotente – assume la forma di ciò che esiste oggettivamente. Il nostro dubbio rispecchia la nostra fede: non dovremmo negare l’esistenza di Dio se non ci fosse veramente un Dio da negare.

La fede in Dio potrebbe ancora essere sbagliata, naturalmente. Il mio punto qui, però, è questo: la diversità della fede umana non scoraggia la fede, ma mostra piuttosto come desideriamo ardentemente adorare qualcosa. Se le persone sono pronte ad adorare anche statue artificiali, questo ci mostra come sia urgente e vera la nostra fame spirituale. La diversità religiosa non scoraggia la fede robusta, ma è in realtà una motivazione imponente per condurci a ricercare, a discernere ed ad arrenderci a ciò che spinge i nostri spiriti così fortemente verso l’adorazione.

René Breuel

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