Essere un uomo significa aiutare le donne a fiorire

E’ cresciuta in me una proposta che credo onori il cuore della mascolinità matura, senza cedere alla übermensch di Nietzsche, al patriarcato, o alla sessualità gnostica.

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Che cosa significa essere un uomo, oggi? Che cosa rende un ragazzo, un ragazzo ? I muscoli? Il cervello? Un istinto per la leadership?

Sembra una domanda così semplice. Gli uomini sono uomini, naturalmente. Perché me lo chiedi, stai avendo dubbi (risatina)? Costruiamo cose, ripariamo cose, distruggiamo cose. Essere un uomo non è chiedersi cosa sia un uomo.

Ho preso a pormi questa domanda dopo una serata con i ragazzi per la visione di un film di supereroi, l’ultimo Iron Man. L’eroe e il cattivo erano molto, molto potenti. Tornai a casa con la tentazione di accelerare anche io l’automobile travolgendo la gente con la mia forza.

Il mio pensiero successivo si è spostato sul pubblico del film. Una generazione di adolescenti e giovani ragazzi viene alimentata da film come questo. Se ci si aggiungono i film con inseguimenti di automobili, film “uccidi-il-terrorista”, film horror, i videogiochi “spara-agli-zombie” e “ruba-le-auto”, i brani sessualmente carichi su MTV, e i porno “sottometti-la-ragazza”, tutto questo ha un sacco di potenza visiva.

Si tratta di una generazione di uomini affascinati dal potere, dal dominio, e dalla supremazia. “In altre parole: egomania e erotomania,” nelle parole agghiaccianti di Malcolm Muggeridge “i due mali del nostro tempo – il pugno alzato, e il fallo in rilievo.” Ci si sente come un adempimento profetico della visione di Friedrich Nietzsche del “Übermensch”, colui che ha lasciato la debolezza ed i limiti, lontano, nel passato: un mondo di eroi, guerrieri, e semidei.

Tranne che, beh, la nostra è una generazione così fragile e tenera.

Mi chiedo se siamo così innamorati dell’idea di essere potenti perché effettivamente ci sentiamo così impotenti. Non appena le donne hanno (giustamente) guadagnato importanza e l’uguaglianza nella società, sul posto di lavoro ed a casa, noi uomini abbiamo iniziato a preoccuparci per il nostro posto. Non essendo più dei capifamiglia in una società patriarcale ma, trovandosi a vedere le donne pari, o superiori ad essi, in quasi tutto (tranne forse nel sollevamento pesi e nel fare cose stupide), i ragazzi di oggi sono insicuri su ciò che renda un uomo, un uomo .

Ci sono state proposte una serie di risposte. Su un’estremità dello spettro c’è un ritorno alle radici animali: essere un uomo è quello di essere dominante. Alimentato in parte dalla biologia evolutiva, in parte dal peggiore dei mass media, è lo stereotipo del film dei supereroi e degli scherzi da macho, “Ultimate Fighting” e le sue variazioni. Un ragazzo vero domina. Un ragazzo vero ispira timore e rispetto.

Una più sofisticata, ma alla fine simile risposta è data da coloro che difendono gli uomini affermando che abbiano un naturale (alcuni dicono dato da Dio) istinto per la leadership. Essere un uomo significa prendere l’iniziativa; essere una donna significa accettare l’iniziativa. L’ambiente naturale dell’uomo è pubblico: è la società, il commercio, la politica, la leadership della chiesa. L’ambiente naturale delle donne, nel frattempo, è privato: la casa e la famiglia. I difensori di questa visione si sforzano di distinguerlo dal patriarcato; altri non sono del tutto convinti.

Dall’altra estremità dello spettro ci sono quelli che affermano non esserci nulla che distingue gli uomini dalle donne. In realtà, siamo liberi di scegliere di essere chi vogliamo essere e amare chi vogliamo amare. Nulla distingue i sessi, sono artefatti solo culturali.

Non sono convinto da nessuna di queste risposte. Ma io mi pongo su una sensazione istintiva e prendo coraggio per mostrarla. E’ cresciuta in me una proposta che credo onori il cuore della mascolinità matura, senza cedere alla übermensch di Nietzsche, al patriarcato, o alla sessualità gnostica. Il mio tentativo di proposta è: essere un uomo significa far fiorire le donne intorno a te. Significa onorarle, sostenerle, innalzarle.

Riconosco che si tratta di una definizione che è applicabile in senso più ampio: essere un uomo significa anche far fiorire gli altri uomini, proprio come una donna matura aiuta gli uomini e le donne intorno a lei a fiorire. Essa ha origine dalla mia comprensione della prosperità (si è benedetti quando si aiuta gli altri) e della felicità (si è felici quando diamo noi stessi e condividiamo la nostra felicità).

Ma credo che questa definizione colga qualcosa di speciale nel cuore maschile: noi ragazzi siamo migliori quando le donne intorno a noi prosperano, mogli e figlie e amiche e colleghe. E siamo peggiori quando invece appassiscono, vengono soppresse, sono pedine per il nostro ego, sono il bersaglio dei nostri scherzi, sono viste come oggetti o come concorrenti di una competizione. Proprio come un albero che alimenta un ecosistema di vita, gli uomini più “uomini” che conosco hanno, intorno a loro, una costellazione di persone che fioriscono. E si può vedere soprattutto negli occhi delle loro mogli, negli spiriti delle loro figlie e nel modo in cui si battono per le donne nei loro luoghi di lavoro.

Obiezione: ma non si tratta di una versione appena camuffata della mascolinità dominante o delle relazioni patriarcali? Non credo. Il punto qui non è che uno domina, l’altra è soggiogata; uno conduce, l’altra segue. Qui si tratta di uomini che innalzano le donne. Gli uomini pensano che le donne abbiano uguale potenziale e le difendono in ogni cosa.

Questo può significare sostenere pienamente la vocazione di una donna di essere una madre ed una casalinga, se questa è la chiamata del suo cuore. E può significare sostenere pienamente la vocazione di una donna nel mercato, nella politica, e nel ministero cristiano, se questa è la sua vocazione. Non si tratta di un “uomo forte” che aiuta una “donna delicata”, ma di una dinamica reciprocamente edificante tra eguali. Quelli di noi che sono cristiani, questo approccio lo vedono nel Figlio che onora il Padre come il Padre onora il Figlio, e in Cristo dono di se stesso per il bene della Chiesa, la quale a sua volta vive per Cristo.

Quindi, se le signore mi consentono, ecco il mio messaggio per gli uomini. Vuoi essere un uomo virile? Non si tratta di essere superiore, o avere un petto villoso o bicipiti spettacolari. Si tratta di essere un marito con la “M” maiuscola per tua moglie, un padre per i tuoi figli, un campione per le donne (e per gli uomini) che ti circondano.

I ragazzi hanno paura delle donne, e le sopprimono. Gli uomini non ne hanno paura, e le innalzano.

René Breuel

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